Ad Hong Kong droni danno ai deboli il punto di vista dei forti

E’ stata una notizia che ha colpito tutti: studenti e non manifestano contro il regime più potente al mondo e, sorprendentemente, riescono ad ottenere un’apertura almeno apparente.
Venticinque anni dopo l’inutile strage di Tienamen, in nome della democrazia, un fiume di persone si ribella al Governo Cinese. Chiedono che sia possibile eleggere il nuovo governatore della ex colonia britannica, come previsto dagli accordi stipulati tra Gran Bretagna e Cina.

Certamente l’uso dei Social Network, come Twitter e Facebook, ha consentito di preparare l’invasione di strade e piazze in maniera semplice e rapida, come già avvenuto in Ucraina e nei Paesi Arabi. Ma questa volta, e per la prima volta in piazza insieme ai manifestanti, è apparsa sulla scena una tecnologia che ha donato agli studenti di Hong Kong e ai loro sostenitori un punto di vista che i loro predecessori non avevano mai avuto.
Quante volte abbiamo ascoltato sui media tradizionali frasi del tipo: “gli organizzatori sostengono che al corteo erano presenti più di un milione di persone, la Questura meno di 200.000. Quante volte, partecipando ad un corteo o trovandoci nelle vicinanze, abbiamo ascoltato il suono dell’elicottero della Polizia. Forse non abbiamo mai pensato che loro, cioè le autorita contro cui i manifestanti protestavano, erano gli unici a guardare dal punto di vista che permettesse di percepire la reale entità della protesta.
La tecnologia dei droni ribalta questo ordine costituito da decenni.
Ciascuno di noi può valutare la dimensione della protesta avendo un’idea del numero dei partecipanti.
Il giornalismo diffuso, reso possibile dagli smartphone e videocamere a bassissimo prezzo, diventa enormemente più efficace grazie al suo nuovo alleato.
Godiamoci queste sorprendenti immagini pensando che oggi la democrazia è più forte perché il punto di vista privilegiato delle autorità, grazie ai droni, è anche dalla parte di chi chiede più democrazia dove non c’è mai stata.

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