I Droni del Maker Faire

Come già accennato in un precedente articolo, Il Dronista ha trovato, al Maker Faire, tanti progetti interessanti che riguardano il mondo dei droni.

La prima iniziativa che segnaliamo è quella proposta da Airmovie Lab, un laboratorio di ricerca e sviluppo attivo dal 2010 e specializzato in riprese aeree. Il Workshop promosso al Maker Faire è finalizzato a consentire, a coloro che si avvicinano al mondo dei droni, di avere tutte le conoscenze ed il saper fare necessario a costruirsi il proprio drone, disponendo del Prodigy Pack.

Il Prodigy Wood, simile a quello esposto al Maker Faire, è il primo esemplare di drone fatto completamente di materiale vegetale. Un drone in legno nato dal genio italico.

Prodigy Pack by Airmovie Lab

 

 

 

 

 

 

Curiosando tra i tensostruttura esterni, hanno attirato la nostra attenzione le caratteristiche di Crazyflie, un quadricottero di soli 27 g di peso e 9 cm di larghezza. Può volare all’incirca per sei minuti; ha diverse modalità di ricarica: tramite connettore micro-USB, oppure staccando la batteria Li-Po e collegandola ad un caricatore esterno o, ancora, mediante una carica ad induzione.

Crazyflie 2.0 by Bitcraze

 

 

 

 

 

 

Grazie al Bluetooth LE, supportato dal minidrone, si ha la possibilità di comandarlo con smartphone o qualsiasi altro dispositivo mobile, come il joypad della Playstation.

Su tutto spicca l’estrema versatilità ed espandibilità di questo drone che offre la possibilità di aggiungere luci led con cui creare effetti visivi, una telecamera, il GPS nonché dispositivi hardware non ancora ideati ed implementati.

Proprio questa rappresenta, forse, la peculiarità migliore di questo progetto svedese: l’intento degli ideatori è quello di sviluppare una piattaforma open source che dia la possibilità ai suoi utenti di sperimentare i più svariati impieghi nei possibili campi di applicazione. Ogni cosa, infatti, dall’hardware al firmware, passando per il software e la meccanica, è rigorosamente open source.

Un altro prodotto che ha destato particolare interesse è tutto italiano e proviene da Ivrea, città che, non molti anni fa, era la culla dell’innovazione italiana.

Si tratta di un drone con doppio sistema di pilotaggio che, tramite una scheda di controllo, è in grado di abilitare, secondo criteri automatici o comandi manuali del pilota, il sistema di emergenza. La scheda di controllo, inoltre, permette di verificare la piena efficienza dei due sistemi di pilotaggio prima del volo, come ci ha illustrato il prof. Ugo Avalle.

L’idea è nata dopo l’entrata in vigore del Regolamento ENAC, a fine aprile, che secondo molti operatori del settore ha reso legali i droni, impantanandoli in pastoie burocratiche. Indipendentemente dal giudizio che se ne può dare, nella sezione 8.11 dedicata alle operazioni critiche, il regolamento specifica che: “per soddisfare la probabilità di occorrenza di avaria del sistema, si possono effettuare scelte opportune di progetto finalizzate all’irrobustimento dell’architettura, con uso di ridondanze nei sistemi e/o nel data link”.

ARDUcluster

 

 

 

 

 

 

Si può facilmente comprendere come la soluzione proposta dai docenti Ugo Avalle ed Ettore Bartoccetti e dal loro gruppo di lavoro, discende proprio da un esame attento del nuovo regolamento e dall’intenzione di distribuire un kit da impiegare per rendere tutti i droni in commercio certificabili secondo le norme attualmente in vigore.

Questa iniziativa mostra come ogni minaccia possa essere trasformata in un’opportunità. Il gruppo di lavoro del Fablab di Ivrea ci ha ricordato come l’ideogramma cinese della parola crisi sia ottenuto da due idiomi: quello del termine rischio e l’altro che esprime la parola opportunità.

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